Se hai figli, sai già che un gioco da tavolo è un modo fantastico per passare un pomeriggio. Quello che forse non sai è che i benefici dei giochi da tavolo per i bambini sono stati misurati, con tanto di gruppo di controllo, in università di mezzo mondo. Non parliamo di intuizioni della nonna (che comunque ci azzecca), ma di studi che hanno messo bambini di quattro anni a tirare i dadi e hanno verificato cosa succedeva nella loro testa qualche settimana dopo.
In questo articolo ripassiamo cosa dice la scienza su linguaggio, numeri, autocontrollo, emozioni e relazioni sociali, quanto tempo davanti agli schermi consigliano i pediatri e quale tipo di gioco è adatto a ogni età. E alla fine, la cosa più importante: come giocare con loro senza che sembri una lezione.
Linguaggio e vocabolario: la conversazione che non parte da sola
Un gioco da tavolo è, prima di tutto, una scusa per parlare. Bisogna leggere una carta, spiegare una regola, negoziare, protestare per una decisione ingiusta e raccontare cos'è successo nella partita. Tutto questo è linguaggio in azione, che è proprio la cosa più difficile da ottenere quando un bambino risponde a tutto con «bene» e «niente».
L'Accademia Americana di Pediatria lo riassume nel suo rapporto clinico The Power of Play (Yogman et al., 2018): il gioco condiviso tra genitori e figli è una delle vie più efficaci per sviluppare linguaggio, abilità sociali e regolazione emotiva, e raccomanda ai pediatri di incoraggiare le famiglie a giocare insieme. Un gioco di parole fatto in casa porta tutto questo all'estremo: scrivi parole strane su dei bigliettini, ognuno ne pesca uno e deve infilare la sua parola in una conversazione normale senza farsi scoprire. Un bambino di otto anni finisce per usare «termostato» o «trampolino» in una frase sensata senza che nessuno glielo abbia chiesto.
Matematica e senso del numero: lo studio dei 15 minuti
Qui c'è uno dei risultati più famosi della psicologia dello sviluppo. Robert Siegler e Geetha Ramani, della Carnegie Mellon University, hanno preso 36 bambini tra i 4 e i 5 anni di famiglie con poche risorse e li hanno fatti giocare a un gioco da tavolo lineare molto semplice (caselle dall'1 al 10, una ruota, si avanza contando ad alta voce). Solo quattro sessioni di 15 minuti in due settimane. I bambini del gruppo che ha giocato con i numeri sono migliorati tantissimo nello stimare dove sta un numero su una linea, nel contare e nel confrontare quantità; quelli che hanno giocato alla stessa versione con i colori non sono migliorati affatto. E il miglioramento era ancora lì nove settimane dopo.
«Giocare a un semplice gioco da tavolo numerico per quattro sessioni di 15 minuti ha eliminato le differenze nella capacità di stima numerica» tra i bambini di famiglie con meno risorse e i loro compagni di classe media. — Siegler e Ramani (2008), Developmental Science
Non è un caso isolato. Una revisione sistematica pubblicata sulla rivista Early Years da Balladares, Miranda e Córdova (2024) ha analizzato 19 studi con bambini della scuola dell'infanzia e ha trovato miglioramenti significativi nel 52 % dei compiti matematici valutati prima e dopo il gioco. La lezione pratica è semplice: un gioco dell'oca, una tombola o qualsiasi gioco in cui bisogna contare le caselle sta già facendo un lavoro di fondo.
Funzioni esecutive e autocontrollo: anche aspettare il turno si allena
«Funzioni esecutive» è il nome tecnico di tre cose che tutti vorremmo per i nostri figli: trattenere un impulso, ricordare cosa stanno facendo e cambiare piano quando le cose non vanno. Adele Diamond, della University of British Columbia, ha esaminato sulla rivista Science quali interventi le migliorano davvero nei bambini dai 4 ai 12 anni, e tra questi ci sono i giochi non digitali. La sua conclusione è che tutti i programmi che funzionano hanno qualcosa in comune: pratica ripetuta e una sfida che cresce poco a poco, esattamente quello che fa qualsiasi gioco quando passi dalla prima partita alla decima (Diamond e Lee, 2011).
Più vicino a casa nostra, un team dell'Università di Lleida, in Spagna, ha condotto uno studio controllato con 68 bambini tra i 7 e i 12 anni a rischio di esclusione sociale. Hanno giocato a giochi da tavolo moderni in 18 sessioni nell'arco di 9 settimane e sono migliorati in modo significativo in flessibilità cognitiva e inibizione, indipendentemente dal tipo di gioco. Quelli che partivano dai livelli più bassi sono stati quelli che hanno guadagnato di più (March-Llanes et al., 2023, rivista Children). Tradotto: aspettare che giochi quello accanto a te, non urlare la risposta prima del tempo e rispettare una regola che non ti conviene sono esercizi di autocontrollo travestiti da divertimento.
Emozioni e imparare a perdere senza che finisca il mondo
Abbiamo visto tutti la scena: il bambino sta perdendo, butta le carte e se ne va piangendo. È imbarazzante, ma è una delle cose più utili che possano succedere in un pomeriggio. Un gioco da tavolo è un laboratorio di frustrazione in dosi piccole e sicure: perdi, non succede niente di grave, e in cinque minuti c'è un'altra partita. È questa ripetizione che insegna che la sconfitta è temporanea e che ci si può calmare da soli.
Il rapporto dell'Accademia Americana di Pediatria insiste sul fatto che il gioco «non è frivolo»: migliora la struttura e il funzionamento del cervello e promuove le funzioni esecutive, compresa la gestione delle emozioni e la resistenza allo stress. Perché succeda, aiuta che il gioco abbia partite brevi e che la fortuna e la risata pesino quanto l'abilità. In Game Off, per esempio, chi perde un duello del tipo «chi resiste di più senza ridere» quasi sempre ride lui per primo, e questo disinnesca il dramma. C'è un altro trucco: se fate più giri, non contate i punti le prime volte. L'obiettivo deve essere giocare, non vincere.
Abilità sociali e nonni: il tavolo come punto d'incontro
Un gioco obbliga a guardare gli altri, a capire se l'altro sta bluffando, a chiedere le cose e ad accettare un verdetto del gruppo. È comunicazione con regole chiare, qualcosa che a molti bambini riesce difficile in cortile ma viene meglio con una carta in mano.
E c'è un beneficio che spesso dimentichiamo: il gioco da tavolo è una delle poche attività in cui un bambino di sette anni e una nonna di ottanta competono alla pari. Uno studio pubblicato sulla Scandinavian Journal of Psychology ha osservato partite tra anziani e bambini in età scolare e ha descritto come il tavolo generasse comportamenti prosociali condivisi ed emozioni positive in entrambe le generazioni (Cès et al., 2025). Se cerchi un piano per la domenica a pranzo dai nonni, sai già da dove cominciare: un gioco che si spiega in un minuto, il tavolo sparecchiato e nessuno che guarda il telefono.
Schermi: cosa consigliano i pediatri e dove entra il gioco
L'Associazione Spagnola di Pediatria ha aggiornato nel 2024 le sue raccomandazioni ed è stata molto chiara: fino ai 6 anni, evitare gli schermi («non esiste un tempo sicuro»); dai 7 ai 12 anni, meno di un'ora al giorno compresi i compiti; e negli adolescenti, meno di due ore. L'OMS (2019) va nella stessa direzione per i più piccoli: niente schermi passivi a un anno e al massimo un'ora al giorno tra i due e i quattro anni, «meno è, meglio è».
Nessuno rispetta queste regole solo con i divieti. Si rispettano quando c'è un'alternativa più allettante, e lì un gioco che si spiega in un minuto e che sta nella borsa ha un vantaggio su quello che richiede un'ora di preparazione. Averne uno a portata di mano in salotto, in macchina o nello zaino del fine settimana fa sì che «giochiamo?» vinca molte volte su «mi presti il telefono?».
Quale gioco per quale età: dai 3 ai 12 anni
Non tutti i giochi vanno bene per tutti, e forzare un gioco troppo difficile è il modo più rapido per far odiare il gioco a un bambino. Queste sono le indicazioni che diamo di solito:
- Dai 3 ai 5 anni: giochi cooperativi, di memoria con poche carte e di percorso lineare con i dadi (quelli usati da Siegler e Ramani). Partite da 10 minuti, regole di una frase. Dai 5 anni in su, Game Off funziona perché molti duelli sono fisici (trattenere il respiro, fare le facce) e non servono le lettere.
- Dai 6 agli 8 anni: ormai leggono, quindi entrano in scena i giochi di parole e di riflessi. Il gioco della parola segreta sui bigliettini funziona benissimo qui: infilare una parola nascosta nella conversazione è una sfida che un bambino di sette anni prende molto sul serio. E poi il gioco dell'oca, le carte classiche e i giochi di disegno.
- Dai 9 ai 12 anni: reggono una strategia semplice, i bluff e i giochi di cultura generale. I duelli di Game Off con tutta la tavolata che vota li divertono un sacco, perché battere gli adulti davanti a tutti è un incentivo enorme. Se hai dubbi sul formato, in cos'è esattamente un gioco di sfide faccia a faccia lo spieghiamo.
Se in casa ci sono bambini di età diverse, scegli in base al più piccolo: il grande può sempre fare il giudice e continua a giocare.
Come giocare con loro senza che sembri una lezione
Tutto quanto sopra ha una condizione: che il bambino non si accorga che sta «imparando». Nel momento in cui un gioco diventa una scheda di esercizi, finiscono il beneficio e la partita. Alcune idee che funzionano in casa:
Gioca sul serio. I bambini riconoscono l'adulto che si lascia vincere e quello che guarda il telefono mentre aspetta il suo turno. Se vuoi che il gioco insegni l'autocontrollo, devono vedere il tuo quando perdi.
Non correggere a metà partita. Se conta male le caselle, chiedigli «sicuro?» e lascia che se ne accorga da solo. Siegler e Ramani non facevano lezione di numeri: facevano contare ad alta voce e basta.
Lascia che siano loro a spiegare le regole a chi arriva nuovo. È il miglior esercizio di linguaggio che esista, e gli dà autorità al tavolo. Se hai bisogno di ripassare quelle del nostro, le trovi in come si gioca e si imparano in un giro.
Smetti prima che si stanchino. La regola d'oro di qualsiasi gioco da tavolo in famiglia è fermarsi quando c'è ancora voglia di un'altra partita. Così domani a chiederla sarà il bambino, ed è l'unico beneficio che fa davvero arrivare tutti gli altri.
Riferimenti
- Siegler, R. S. e Ramani, G. B. (2008). Playing linear numerical board games promotes low-income children's numerical development. Developmental Science.
- Balladares, J., Miranda, M. e Córdova, K. (2024). The effects of board games on math skills in children attending prekindergarten and kindergarten: A systematic review. Early Years.
- Diamond, A. e Lee, K. (2011). Interventions shown to aid executive function development in children 4 to 12 years old. Science.
- March-Llanes, J. et al. (2023). Just Play Cognitive Modern Board and Card Games, It's Going to Be Good for Your Executive Functions: A Randomized Controlled Trial with Children at Risk of Social Exclusion. Children.
- Yogman, M. et al. / Accademia Americana di Pediatria (2018). The Power of Play: A Pediatric Role in Enhancing Development in Young Children. Pediatrics.
- Cès, P. et al. (2025). Intergenerational Board Games Among Older Adults and School-Aged Children, Through the Lens of Shared Pro-Social Behaviors and Positive Affect. Scandinavian Journal of Psychology.
- Associazione Spagnola di Pediatria (2024). Plan Digital Familiar: raccomandazioni sull'uso degli schermi per fasce d'età.
- Organizzazione Mondiale della Sanità (2019). Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age: Recommendations.
