C'è una scena che si ripete in tante case italiane la domenica: il pranzo si allunga, qualcuno tira fuori il mazzo di carte e all'improvviso la nonna, che era rimasta zitta per mezzo pomeriggio, ride a crepapelle perché ha battuto il genero. Non è un caso. I giochi da tavolo per anziani sono uno dei modi più economici, semplici e piacevoli per prendersi cura della testa e dell'umore dopo i 65 anni, e la ricerca europea che lo conferma cresce ogni anno.
In questo articolo ti raccontiamo quali benefici hanno i giochi da tavolo nella terza età, quali studi lo dimostrano (da Bordeaux a Lleida, passando per l'OMS), che tipo di gioco funziona meglio con i nonni e come organizzare una partita a casa senza che nessuno si annoi o si senta sotto esame.
Perché parlare oggi di anziani e giochi da tavolo
L'Europa invecchia, e l'Italia è tra i primi della classe. Per avere un'idea della tendenza basta guardare la Spagna: secondo le proiezioni dell'INE (2026), l'istituto di statistica spagnolo, il 21,1 % della popolazione ha già 65 anni o più, e quella percentuale salirà fino a un massimo del 30,9 % nel 2076. Quasi un abitante su tre sarà anziano tra cinquant'anni. L'Italia è già oltre quella soglia di partenza, e Germania e Francia seguono la stessa strada.
Questo cambia molte cose, ma una in particolare: come passiamo il tempo con i nostri genitori e i nostri nonni. Vivere più a lungo è una gran notizia solo se quegli anni sono buoni, e «buoni» significa, tra le altre cose, avere la testa attiva e qualcuno di fronte con cui ridere. I giochi da tavolo fanno entrambe le cose insieme, senza schermi, senza abbonamenti mensili e senza che nessuno debba imparare a usare un'app.
Memoria, attenzione e linguaggio: cosa attiva una partita
Quando una persona anziana gioca a carte o a un gioco da tavolo, non sta solo passando il tempo. Sta ricordando regole, seguendo il turno, contando punti, decidendo cosa fare con le informazioni che ha e parlando con gli altri. Sono tutte funzioni cognitive: memoria di lavoro, attenzione, flessibilità mentale e fluidità verbale.
Un gruppo dell'Università di Lleida studia da anni proprio i giochi da tavolo moderni come strumento cognitivo. In uno studio controllato e randomizzato, March-Llanes e colleghi (2023) hanno verificato che sessioni di gioco con carte e giochi rapidi miglioravano le funzioni esecutive dei partecipanti rispetto a un gruppo di controllo. Quel lavoro è stato fatto con bambini, ma lo stesso gruppo ha applicato il programma con over 65 nei centri diurni, e i risultati vanno nella stessa direzione: i giochi che obbligano a parlare, decidere in fretta e stare attenti tengono in forma proprio le capacità che con l'età soffrono di più.
La chiave è il tipo di sforzo. Un cruciverba allena una cosa; una partita in cui devi rispondere in cinque secondi davanti a tre persone ne allena diverse insieme. Per questo i giochi con sfide brevi, come Game Off, funzionano così bene a un tavolo con i nonni: «chi dice più nomi di paesi della provincia?» attiva memoria, linguaggio e velocità in un'unica sfida, e in più fa ridere.
Giocare con regolarità e rischio di demenza: lo studio di Bordeaux
Il lavoro più citato su questo tema in Europa arriva dalla Francia. I ricercatori dell'Università di Bordeaux hanno seguito per vent'anni 3.675 persone anziane senza demenza nella coorte PAQUID. All'inizio, il 32,2 % dichiarava di giocare a giochi da tavolo con regolarità. Pubblicato sulla rivista BMJ Open, lo studio di Dartigues e colleghi (2013) ha rilevato che i giocatori abituali avevano meno rischio di sviluppare demenza e, in più, un declino più lento nei test di memoria e meno depressione nel corso degli anni.
«Il rischio di demenza era del 15 % più basso nei giocatori di giochi da tavolo rispetto ai non giocatori.» — Università di Bordeaux, BMJ Open (2013)
Conviene essere onesti con i dati: gli stessi autori segnalano che, correggendo per lo stato cognitivo e l'umore di partenza, quella differenza perdeva significatività statistica. In altre parole, non possiamo dire che giocare «curi» o «prevenga» la demenza da solo. Quello che lo studio mostra è che giocare va di pari passo con un invecchiamento cognitivo più dolce e con meno depressione, e questo è già un motivo più che sufficiente per tirare fuori le carte.
Una revisione sistematica con metanalisi guidata dall'Università di Milano-Bicocca, quella di Pozzi e colleghi (2023) sul Journal of Alzheimer's Disease, è arrivata a una conclusione simile mettendo insieme gli studi disponibili sui giochi da tavolo tradizionali: le prove suggeriscono un effetto protettivo sul declino cognitivo, anche se servono altri studi di qualità per capire quanto e in chi.
Il fattore che quasi nessuno misura: la solitudine
Ed ecco, probabilmente, il beneficio più importante e quello che compare meno nelle liste di «esercizi per la memoria». La Commissione dell'OMS sulla connessione sociale ha pubblicato nel 2025 il suo primo rapporto mondiale, e i numeri sono duri: secondo l'OMS (2025), una persona su sei nel mondo soffre di solitudine, e solitudine e isolamento sociale sono collegati a circa 871.000 morti all'anno, più di 100 ogni ora. Tra le persone anziane, l'isolamento riguarda circa una su quattro.
E non è solo una questione di umore. La Commissione di The Lancet sulla prevenzione della demenza, nel suo rapporto di Livingston e colleghi (2024)01296-0/fulltext), individua 14 fattori di rischio modificabili che spiegherebbero circa il 45 % dei casi di demenza nel mondo. Uno di questi, nella fase tardiva della vita, è l'isolamento sociale. Detto al contrario: mantenere contatti frequenti con altre persone è una delle cose che possiamo davvero fare per proteggere il cervello.
Un gioco da tavolo è, in fondo, la scusa perfetta perché qualcuno venga a trovarti. Non serve cercare un argomento di conversazione: lo mette il gioco. Non serve essere abili o avere la vista buona: in un gioco di sfide assurde vince chi fa ridere il tavolo. E non ci sono cellulari di mezzo, quindi la chiacchierata non si interrompe ogni due minuti.
Nonni e nipoti: quando il gioco mette tutti alla pari
Uno dei problemi dei pomeriggi in famiglia è che ogni generazione ha il suo programma: i nipoti con la console, i genitori con il telefono, i nonni con la tv. Un gioco scelto bene rompe questa separazione perché mette tutti sullo stesso terreno.
Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Scandinavian Journal of Psychology, quello di Cès e colleghi (2025), ha osservato sessioni di giochi da tavolo intergenerazionali tra persone anziane e bambini in età scolare e ha trovato più comportamenti prosociali condivisi (aiutarsi, spiegare, incoraggiare) e più emozioni positive durante le partite. La cosa interessante è che il beneficio andava in entrambe le direzioni: i bambini guadagnavano pazienza e gli anziani un ruolo da protagonisti.
Perché funzioni, il gioco deve essere davvero per tutte le età. In Game Off, per esempio, due giocatori ricevono una sfida assurda e il tavolo vota chi l'ha fatta meglio: un nonno di 80 anni e una nipote di 10 hanno esattamente le stesse possibilità, perché ognuno sa cose che l'altro non sa. E se vuoi una variante fatta in casa, scrivi su dei bigliettini qualche parola proibita da infilare di nascosto nella conversazione senza farsi beccare: gli anziani in questo sono sorprendentemente bravi, perché raccontano storie da tutta la vita.
Come scegliere un gioco da tavolo per persone anziane
Non tutti i giochi vanno bene. Dopo tante partite con i nonni, queste sono le cose che fanno davvero la differenza:
- Regole che si capiscono in un giro. Se bisogna leggere un regolamento di dodici pagine, la partita è morta prima di iniziare. Se hai dubbi, nella nostra guida su come si gioca spieghiamo tutto in un minuto.
- Niente turni lunghi. Aspettare dieci minuti che qualcuno pensi è noioso a qualsiasi età, ma a 80 anni stanca pure. Le sfide da un minuto tengono tutti attenti.
- Che dipenda dalla conversazione, non dalla vista fine. Carte grandi, testi chiari e sfide parlate sono meglio di tabelloni pieni di pedine minuscole.
- Che si possa smettere quando si vuole. Una partita da 20 o 30 minuti è l'ideale; se il dopopranzo si allunga, se ne gioca un'altra.
- Che possa vincere chiunque. Se vince sempre lo stesso, gli altri smettono di giocare. In un gioco in cui il tavolo vota chi ha fatto meglio la sfida, la nonna ha le stesse possibilità del cognato.
Nel nostro articolo su come spiegare le regole di un gioco da tavolo in 5 minuti trovi altri trucchi perché la prima partita vada bene, e in benefici dei giochi da tavolo per i bambini vedrai che molti vantaggi si ripetono alle due estremità della vita.
Idee per organizzare una partita a casa o in una RSA
Se vuoi che giocare con i tuoi genitori o i tuoi nonni diventi un'abitudine e non un tentativo isolato, ecco alcune idee che funzionano sia in un appartamento sia in un centro diurno:
- Fissa un giorno. «La domenica dopo pranzo, partita.» La regolarità conta: nello studio di Bordeaux il beneficio era in chi giocava abitualmente, non ogni tanto.
- Parti da quello che già conoscono. Un giro di scopa o briscola e, quando l'atmosfera si è scaldata, tiri fuori un gioco nuovo e veloce. Game Off di solito è il primo passo perfetto perché non c'è niente da imparare: ti tocca una sfida, la fai, il tavolo vota.
- Adatta le sfide. Se una sfida chiede di correre o fare flessioni, cambiala con «chi ricorda più canzoni di Sanremo» o «chi imita meglio il vicino del quinto piano». Il bello sta nel tavolo, non nella carta.
- Mescola le generazioni apposta. Fai sedere la nipote accanto al nonno e, se serve, gioca a coppie. Le coppie miste sono quelle che ridono di più.
- Lascia che spieghino loro. Chiedere a una persona anziana di spiegare il gioco a chi arriva in ritardo è un esercizio di memoria e linguaggio travestito da cortesia.
- Niente esame. L'obiettivo non è «allenare il cervello», anche se succede. L'obiettivo è divertirsi. Se qualcuno sbaglia, si ride e si va avanti.
Nelle RSA e nei centri diurni, i giochi di carte con sfide parlate hanno un altro vantaggio: stanno su qualsiasi tavolo, non si perdono pezzi e si possono giocare con gruppi che cambiano ogni settimana. Se lavori in uno di questi centri, nella nostra pagina per i professionisti ti spieghiamo come avere più scatole insieme.
Domande frequenti
I giochi da tavolo prevengono l'Alzheimer nelle persone anziane?
Non ci sono prove che un gioco eviti l'Alzheimer da solo, ed è importante non promettere quello che la scienza non dice. Quello che mostrano studi come quello dell'Università di Bordeaux è che chi gioca con regolarità ha un declino cognitivo più lento e meno depressione, e la Commissione di The Lancet indica l'isolamento sociale come uno dei 14 fattori di rischio modificabili della demenza. Giocare, soprattutto in compagnia, agisce su diversi di questi fattori insieme.
Che tipo di gioco da tavolo è meglio per una persona di 80 anni?
Il migliore è quello che capisce in un giro, che non richiede vista buona né turni lunghi e che le permette di parlare e ridere. I giochi di carte con sfide brevi, come Game Off, di solito funzionano meglio dei giochi di strategia con tabelloni complessi. Se la persona ha qualche limitazione, trasforma le sfide fisiche in sfide di memoria o di parola.
Quanto tempo bisogna giocare per notare i benefici?
Non esiste una dose esatta, ma la regolarità pesa più della durata. Una partita da 20 o 30 minuti una o due volte a settimana, mantenuta per mesi, è più utile di una maratona di tre ore una volta all'anno. E se in più la partita è con famiglia o amici, aggiungi il beneficio della compagnia, che l'OMS considera una priorità di salute pubblica.
Nonni e nipoti piccoli possono giocare allo stesso gioco?
Sì, purché il gioco non dipenda dal leggere molto o da conoscenze troppo specifiche. I giochi di sfide in cui il tavolo vota chi ha fatto meglio mettono un bambino di 6 anni e un nonno di 85 sullo stesso piano, e gli studi sul gioco intergenerazionale mostrano che entrambi ci guadagnano in umore e in comportamenti di aiuto. Se il bambino è molto piccolo, giocate a coppie.
Riferimenti
- Instituto Nacional de Estadística (2026). Proyecciones de población. Años 2026-2076. Nota de prensa.
- Organizzazione Mondiale della Sanità (2025). La connessione sociale è legata a una salute migliore e a un minor rischio di morte precoce. Commissione dell'OMS sulla connessione sociale.
- Livingston, G. et al. (2024). Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission. The Lancet.01296-0/fulltext)
- Dartigues, J. F. et al. / Università di Bordeaux (2013). Playing board games, cognitive decline and dementia: a French population-based cohort study. BMJ Open.
- Pozzi, F. E. et al. / Università di Milano-Bicocca (2023). Can Traditional Board Games Prevent or Slow Down Cognitive Impairment? A Systematic Review and Meta-Analysis. Journal of Alzheimer's Disease.
- March-Llanes, J. et al. / Università di Lleida (2023). Just Play Cognitive Modern Board and Card Games, It's Going to Be Good for Your Executive Functions. Children.
- Cès, P. et al. (2025). Intergenerational Board Games Among Older Adults and School-Aged Children, Through the Lens of Shared Pro-Social Behaviors and Positive Affect. Scandinavian Journal of Psychology.
